David Bowman

La relazione di calcolo nell’epoca della sua riproducibilità tecnica

La banana di Cattelan ha riportato in auge un dibattito già di moda nel 1936, quando veniva pubblicata a Parigi la prima versione del saggio di estetica L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, destinato a diventare un classico del ‘900. In questo libro Walter Benjamin analizza gli enormi cambiamenti che i sistemi di riproduzione meccanica apportano al modo di confrontarsi con l’arte, sia da parte degli artisti che del pubblico.

Walter Benjamin

Figura 1 – Walter Benjamin (1982 – 1940), filosofo e pensatore tedesco

Oggi, in piena era digitale, si fanno avanti nuove problematiche, nuovi dilemmi che riguardano la questione della riproducibilità e che coinvolgono non solo gli appassionati di arte, ma l’intera collettività. Il grossissimo tema che si sta ponendo è quello dell’autenticità. Qualche anno fa, nel 2017, a Bologna è stata allestita la mostra di Joan Fontcuberta Sputnik: l’odissea del soyuz 2, all’interno della rassegna biennale Foto Industria organizzata dalla Fondazione Mast. Il tema della mostra era la manipolazione delle fotografie a fini propagandistici durante il regime Sovietico. In una delle didascalie veniva spiegato come oggi, grazie all’enorme diffusione dei video, i governi avrebbero perso la possibilità di falsificare documenti a fini propagandistici. Tale affermazione (nel 2017 forse condivisibile) risulta nel 2020 completamente inadeguata: avete mai sentito parlare di deepfake? Sono video manipolati di altissima verosimiglianza, successori dei fotomontaggi del secolo scorso. Presto un video avrà l’affidabilità attribuita oggi alle fotografie: nulla.

Oltre alla fotografia e al video, esistono una miriade di formati potenzialmente soggetti a manipolazione. Per introdurne uno, potrei raccontare del mio primo lavoro da ingegnere, un lavoro di grandissima responsabilità.

Un lavoro di grandissima responsabilità

Dopo varie peripezie e lavori equivoci, un giorno di diversi anni fa mi sembrava di aver trovato finalmente un lavoro serio, all’interno di uno studio di progettazione. Arrivo, saluti, convenevoli, vieni che ti spiego cosa devi fare. Il mio nuovo capo mi spiega, aprendo un file word, “devi sostituire tutti i numeri rossi minori di 1, tipo 0,87, con numeri neri maggiori di 1, tipo 1,07”. Il file word era un tabulato di calcolo strutturale, che stavamo taroccando, per usare un termine tecnico. Questo lavorino di responsabilità si è protratto per alcuni giorni (c’erano diverse palazzine da tabulare) tanto che ad un certo punto, per un istante, saranno stati 3 secondi, mi è sorto un atroce dubbio, dubbio che chi conosce l’apprensione di una madre con figlio neolaureato in cerca di lavoro e che abbia visto Fantozzi va in pensione può comprendere immediatamente.

fantozzi a lavoro sui menu

Figura 1 – Un lavoro di grandissima responsabilità (Fantozzi va in pensione)

Circa i risvolti etici della pratica del taroccare tabulati, non dico che non ce ne siano, ma che forse sono diversi da come qualcuno potrebbe immaginare: il tabulato di calcolo è un mezzo e non un fine. Il risvolto etico negativo risiede nel fatto che modificare un tabulato vuol dire rinunciare ad un dialogo. Personalmente, se un tabulato mi restituisce un 0,87 rosso, preferisco lasciarlo così com’è, andando a spiegare le mie ragioni nella Relazione di calcolo.

Spiegare le proprie ragioni

In un progetto delle strutture gli elaborati grafici sono sufficienti a definire compiutamente l’opera. La Relazione di calcolo serve a decifrare il progetto, raccontarlo e chiarirlo. Non è certo uno strumento accessorio: la Relazione è il principale mezzo comunicativo tra i professionisti coinvolti nel progetto, i funzionari addetti alle procedure di controllo e i tecnici coinvolti nella pluridecennale attività manutentiva delle strutture.

Il requisito narrativo imprescindibile della Relazione di calcolo è la ripercorribilità.

Ripercorribilità: un requisito imprescindibile

In terza o quarta liceo, non ricordo esattamente, durante un compito di matematica, ho assistito alla scena che riporto: un mio compagno di classe, al rientro dalla pausa sigaretta delle undici, non avendo scritto ancora nulla sul compito, chiede aiuto ad una mia compagna di classe che dà l’impressione di aver già finito da un pezzo. Questa compagna di classe prima fa finta di non sentire, poi va in bagno, ritorna però subito, e, sotto pressione, è costretta a cedere: uno. Come? Uno, 1, il risultato dell’espressione è 1! Il mio compagno si mette a ridere, prova a farla ragionare, insiste fino allo scadere del tempo a disposizione, ma non riesce a strappare niente di più: 1. Allora questo mio compagno scrive come risultato di una lunghissima espressione da risolvere: =1.

Il tabulato di calcolo a me sembra l’equivalente di quel “=1”. La Relazione di calcolo invece dovrebbe essere il documento che spiega, passaggio per passaggio, come si è arrivati al risultato. Il problema è che, come si è arrivati a quel risultato, nessuno lo sa più.

Le verifiche a mano

Figura 1 – Le verifiche a mano si fanno a mano?

Ok Computer: come fidarsi delle macchine

Non ci fidiamo delle macchine, siamo diffidenti e sospettosi, allora proviamo a controllarle. Ma è chiaro il cortocircuito che si genera nel momento in cui si eseguono le cosiddette verifiche a mano: se il valore di una verifica manuale è sufficiente a validare un output di un software, allora sarebbe sufficiente di per sé ai fini del calcolo. In realtà il software, e solo lui, conosce in profondità da dove vengono i risultati. La mente umana è troppo limitata per abbracciare l’intero processo di calcolo richiesto dalle attuali normative, si tratti del progetto di un ponte strallato di grande luce o di una villetta monopiano. Si sa che la diffidenza è figlia dell’ignoranza. E allora un’idea sarebbe quella di imparare meglio a conoscerle, queste macchine. Invece ci illudiamo di avere il controllo sui loro calcoli grazie alle nostre indispensabili verifiche manuali, ma non siamo lontanamente in grado di ripercorrere i processi dei software: ci limitiamo a seguire delle vie di comodo per scoprire se, alla fine, la soluzione proposta dal software sia verosimile. Queste verifiche manuali, assolutorie e appaganti, servono in realtà solo ad escludere errori accidentali. Del calcolo, quello vero, quello richiesto dalle NTC 2018, abbiamo spesso solo una vaga idea. In realtà siamo come il comandante David Bowman e il suo vice Frank Poole in 2001: odissea nello spazio, nelle mani di un computer, illusi di poterlo spegnere con un click. Nel film di Kubrick la messa in discussione dell’affidabilità del Supercomputer HAL 9000 è l’innesco di una serie di guai.

2001 odissea nello spazio

Figura 1 – Il comandante Bowman tenta di far ragionare il supercomputer HAL 9000 – 2001: odissea nello spazio.

L’innesco di una serie di guai

Il refuso è sempre in agguato. Alverature, invece che Alberature. Partimonio, invece che Patrimonio. Pazienza, poco male. Nella riproduzione tecnica della Relazione di calcolo c’è però qualcosa di completamente nuovo. La Relazione tecnica in genere, oggi, è oggetto di una riproducibilità altamente perfezionata e velocissima. Mi spiego: pochi mesi fa una collega mi ha inviato una relazione perché la controllassi. Come al solito sono partito dalle conclusioni. L’indirizzo dell’immobile era sbagliato (era in un’altra città). Ed anche le righe che seguivano mi sembravano andare nella direzione opposta rispetto al suo obiettivo di Tecnico di parte. Gliel’ho fatto notare. Mi ha risposto che avevo ragione, era un refuso. Cosa? Il capitolo delle Conclusioni, era un refuso.

 

Quando oggi leggiamo una Relazione non siamo più sicuri che sia stata realmente scritta. È molto più probabile che il testo sia stato generato (da un software), o copiaincollato (da chi? da cosa?).  C’è qualcosa che manca rispetto alla Relazione di calcolo dattiloscritta: l’hic et nunc (qui e ora). Ciò che viene meno può essere riassunto nel concetto di autorevolezza. È troppo debole la connessione tra chi ha firmato la relazione e chi la sta leggendo: sostanzialmente il lettore non “sente” la voce e quindi l’autorevolezza di chi l’avrebbe scritta, visto che anche la paginetta delle conclusioni oramai nessuno ci garantisce sia stata scritta, o quantomeno letta, da un essere umano. E se l’autorevolezza è un valore, possiamo affermare che la Relazione di calcolo ha perso di valore. Ma andiamo alle conclusioni dell’articolo, scritte di mia mano in persona personalmente.

Conclusioni: schiacciati tra passato e futuro

Viviamo nell’epoca delle macchine già da molto tempo, ma cerchiamo di nascondercelo, desiderosi di ritrovare quotidianamente un’umanità della quale spesso si trovano solo tracce. Qualche anno fa, diciamo dieci, nella Facoltà di Ingegneria di Bologna c’era una sala computer; si accedeva ad internet inserendo in uno dei Computer la propria matricola. Una volta schiacciato invio, appariva la scritta “Ciao, 0000525578!”. Erano i primi tentativi maldestri di umanizzare delle macchine. Oggi le software house lavorano in questa direzione, tentando di generare non più degli sterili, garbati e onesti tabulati di calcolo, ma delle pseudo-finte-relazioni che dovrebbero dare l’idea di essere state scritte da un essere umano (dove di tanto in tanto si trovano scritte in rosso del tipo *completare*). Di queste situazioni è pieno il mondo del 2020, circostanze nelle quali si prova a risolvere problemi del futuro con strumenti del passato.

La soluzione, verosimilmente, sarà la definitiva scomparsa della Relazione di calcolo, soppiantata da file specifici contenenti tutte le informazioni codificate riguardanti il processo di calcolo, risparmiandoci così quel passaggio, atroce e insopportabile, di trasposizione del pensiero in parola scritta.

Studio Nikuraze

Articolo apparso sul 2° numero della rivista Tech.A, magazine ufficiale di ASSO Ingegneri e Architetti dell’Emilia Romagna.

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