il terrore della pagina bianca

Il terrore della pagina bianca

Un architetto seduto alla sua scrivania stava per affogare. Si chiamava Architetto, l’architetto, e aveva il terrore della pagina bianca.

Seduto alla scrivania, alla sola vista della carta si sentiva sott’acqua, preso da un senso di soffocamento, in preda all’aumento del battito cardiaco e colto da un senso di irrealtà che gli dava le vertigini. Passava le giornate davanti alla macchina del caffè, sfogliando monografie di fotografi e grandi architetti, senza trovare alcuna ispirazione. Girovagava per l’ufficio senza meta, compiendo di frequente gesti inconsulti. Ad un certo punto si era messo a fotografare gli atlanti, credendo di fare una cosa originale.

Un giorno passava di lì il suo amico Ingegnerino, tipo basso e poco profumato. Mi pare fosse anche zoppo, ma non posso assicurarlo. Aveva con sé un taccuino ingiallito e, quando capì cosa stava succedendo, lo porse subito all’amico Architetto, piegandolo alla prima pagina pulita:

«Prova con questa» diceva, «io vado dal tabaccaio a comprare delle marche da bollo.»

pagina gialla

Al ritorno, mezz’ora dopo, nulla era cambiato.

Sulla pagina gialla non c’era niente, era solo più accartocciata e con uno strappo nell’angolo in basso a sinistra. I due si ritrovarono lì in piedi, senza sapere cosa dirsi, e allora presero a girovagare per la stanza.

Ad un certo punto venne un’idea fulminante ad Architetto, che cercò subito l’approvazione dall’amico Ingegnerino.

«Il computer» disse, «perché non ci ho pensato prima! Posso disegnare con il computer!»

Ingegnerino ostentava meraviglia, approvando con calcata enfasi, mal celando uno sguardo di sincera commiserazione:

«Ma certo, beh, sì sì, il computer, sì certo, bravo, il computer, ecco la soluzione!»

computer sfondo nero

E invece: niente. Niente di niente.

Ma non si diedero per vinti e ne provarono di tutti i colori. Riprovarono il giallo, stimolo riconosciuto per la creatività.

computer giallo

Il verde, per il suo effetto terapeutico, la speranza, l’ecologia, il vil danaro, non lo sappiamo.

computer verde

Provarono il rosso, tentando di intercettare una passione architettonica forse un po’ assopita.

computer rosso

Architetto di nascosto provò anche lo sfondo bianco.

mac bianco

Quando Ingegnerino se ne accorse, gli prese un colpo. Intimò ad Architetto di tornare «Subito!» al nero: temeva che lo sfondo bianco fosse il naturale preludio del ritorno alla pagina bianca.

computer sfondo nero

Le idee scarseggiavano. Rimasero lì, in silenzio, con Spotify che andava, ormai da ore, in modalità shuffle.

Ingegnerino si mise a curiosare sul suo telefono. Architetto tornava a fissare una crepa del soffitto.

una crepa nel soffitto

Ed è a questo punto del racconto che la storia vede una svolta, con Ingegnerino che prende un foglio bianco e disegna velocemente qualcosa. Lascia il foglio sulla scrivania di Architetto e dice che oramai si è fatto tardi, che deve proprio andare.

Si salutano velocemente, Ingegnerino scappa via fingendo di avere molta fretta e Architetto rimane seduto alla sua scrivania.

Quando è ancora sulla porta, Ingegnerino con la coda dell’occhio butta uno sguardo all’interno della stanza: le mani di Architetto sono già in movimento.

le mani di architetto

Nelle favole di Esopo a questo punto c’è la morale. Qui, invece della morale, si trova un articolino, che in realtà non è proprio qui ma a questo link e si intitola “Infinite possibilità”.

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